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Migliorare le foto col flash

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Quanti di voi aspiranti fotografi odiano il flash ? No, non mi riferisco alla tecnologia che era di Macromedia e quindi di Adobe e che risultava la più odiata da Steve Jobs. Qui parliamo degli speedlight, i lampeggiatori fotografici insomma. Mmm, vedo tante mani alzate, possibile che uno degli strumenti più utili della fotografia sia così malvoluto ? Non è che c’è qualche segreto dei flash che ci sta sfuggendo? State con me e oggi parleremo di cosa può fare per la vostra fotografia questo aggeggio del male, ovvero il flash.

Il Flash che non piace a nessuno

In moltissimi odiano il flash basandosi su alcuni preconcetti diffusi, e cioè che questo strumento (del male) sia un modo sicuro per ottenere foto slavate, sbiadite, dove il colore della pelle si trasforma in un bianco spettrale e gli occhi assumono la tipica forma a palla (spesso arrossata, passatemi il modo di dire) dei ritratti che vi fanno in prigione (trattasi per inciso dei mugshot).

Flash fail...

Ma è davvero così schifida la fotografia con il flash? Non proprio.

Come tutti gli strumenti anche il flash va usato con attenzione, anche perchè magari il suo uso non è proprio così automatico come vorrebbero farci credere i vari produttori.

(Si ringrazia flickr per la foto qui sopra che ho pescato a casaccio, sperando che non me ne voglia l’autore)

Quali sono allora i problemi che si riscontrano più frequentemente usando il flash e come fare per risolverli ? Ma soprattutto, come possiamo migliorare le foto col flash ?

Ecco una lista dei più grandi “errori” si possano commettere usando un flash:

1) Mantenere la posizione del flash in-camera: quando il nostro flash si trova nella (o sulla) fotocamera, abbiamo che la luce arriva al soggetto frontalmente, e l’effetto otteniamo (sigh) è quello di un totale appiattimento della prospettiva, che letteralmente schiaccia il soggetto su di un unico piano.

2) Sbagliare la potenza del flash: Il colorito spettrale della foto che avete visto sopra si ottiene quando il flash eroga troppa potenza e rovina irrimediabilmente i toni della foto che appare bruciata, cioè troppo bianca. Può essere causato in pratica da due fattori, cioè una potenza troppo elevata per la foto che andiamo a scattare oppure una distanza troppo corta dal soggetto (che poi è la stessa cosa, perchè l’intensità dell’illuminazione decresce con il quadrato della distanza) e solitamente dipende da un flash automatico di qualità scadente.

3) Mescolare luce naturale e flash a caso: Un altro errore che capita spesso di commettere è quello di ignorare la qualità della luce di una scena per cercare di resettarla mediante l’uso del flash, con il problema, non secondario, di mischiare luci che non c’entrano niente tra loro. Per capirci meglio dovete considerare che spesso le fotocamere si aspettano che il flash sia l’unica fonte di illuminazione della scena, che altrimenti sarebbe troppo scura per essere fotografata, e applicano quindi dei profili colore che servono a rendere “naturale” il colore del flash che, in realtà, è invece molto più bianco della normale luce del sole. Il bilanciamento del bianco viene alterato di conseguenza e il risultato è che la tonalità finale della foto è sbagliata. Senza considerare che in molte fotocamere i produttori non si preoccupano granchè di calibrare correttamente il bilanciamento del bianco usando il flash integrato, e il risultato fa schifo.

4) Usare il flash su un soggetto troppo lontano: Ogni flash ha un suo valore di potenza specifico, che indica sinteticamente a quale distanza massima si può trovare il soggetto per essere ancora illuminato dal flash. Tenete presente che la potenza luminosa diminuisce all’aumentare della distanza, e che fotografare un paesaggio notturno con il flash è un’idea ridicola. Nella migliore delle ipotesi (soggetti non troppo distanti) nella foto risultante sarà illuminato solo parte del soggetto (quella più vicina), mentre nel caso più disastroso (ad esempio siamo su una scogliera e fotografiamo il mare la sera) avremo una foto in cui illuminiamo solo quello che si trova vicino a noi (la scogliera), e rimane il buio totale su quello che doveva essere il nostro soggetto principale (il mare). Riusciamo così nell’(ardua) impresa di porre l’attenzione sull’elemento della fotografia che NON volevamo enfatizzare, con risultati comici.

Questi i principali errori, ma non sono gli unici, acciocché mi fermo qui con gli esempi perché credo di essermi spiegato:

Piuttosto che usare il flash così è meglio non usarlo del tutto.

Ma per ovviare a questi inconvenienti basta imparare, prima di usare il flash, qualcosa in più su come funziona la luce, ovvero…

Capire la luce fotografica

Basta pensare ad un qualsiasi studio fotografico professionale per capire che la luce è l’elemento principale di ogni foto. Una luce interessante può davvero fare la differenza in una foto, e quello che il flash ci consente di fare (se usato correttamente) è controllare tutti gli aspetti della luce nelle nostre immagini, e scusate se è poco!

Se ci pensate un attimo senza luce la fotografia NEANCHE ESISTE!

Quindi il nostro vero obbiettivo di fotografi diventa quello di:

  1. Sfruttare al meglio la luce naturale in tutte le sue forme e manifestazioni
  2. Controllare nel modo migliore possibile la luce artificiale

Con lo scopo finale di produrre esattamente le immagini che abbiamo in mente!

Un po’ diverso dal consueto: “Mi porto dietro la macchina fotografica e se mi viene voglia faccio qualche foto” non trovate?

Già, perchè se ve lo foste per caso dimenticati la fotografia è arte, e noi non siamo mica qui a raddrizzare banane col Q; vediamo allora di scoprire meglio come funziona la luce fotografica.

Posizione, direzione e qualità della luce

Per “capire” la luce fotografica bisogna considerarne i tre aspetti principali, ovvero:

  1. La posizione della sorgente luminosa
  2. La qualità della luce
  3. Il colore

Prima di tutto la posizione della sorgente, cioè, dove si trova il nostro flash al momento del lampo (in relazione al soggetto da fotografare) ? Come dicevo qualche riga sopra è meglio evitare di piazzare il flash in cima alla macchina fotografica, perchè questo piazzamento forzato (spesso da limitazioni tecniche) risulta in un appiattimento della luce e nella diminuzione del senso di  prospettiva. Certo esistono degli scenari in cui questo posizionamento funziona, ma è sempre necessario ragionare sulla posizione delle sorgenti luminose sulla base del risultato che vogliamo ottenere.

Detto questo ci sono molti modi di spostare il flash rispetto alla fotocamera e vale la pena sperimentare tutte le soluzioni possibili per padroneggiare la tecnica di illuminazione, ma di questo parleremo dopo.

Parliamo poi più in generale di qualità della luce quando vogliamo descriverne il carattere o meglio il comportamento fotografico.

Individuiamo la caratteristica direzionale della luce: perchè esistono luci molto direzionali (come un faro del porto, per esempio) e luci molto diffuse (la luce del sole durante una giornata nuvolosa), cioè prive di una direzione specifica.

Il risultato finale cambia moltissimo, perchè le prime (luci direzionali) illuminano una porzione piccola a piacere del soggetto, e producono un’ombra dal contorno deciso,mentre le seconde (luci diffuse) illuminano un’area più diffusa e producono un’ombra tenue e dal contorno “morbido”.

Infine il colore della luce, che può influire in modo sottile sul messaggio che vogliamo trasmettere, la stessa foto realizzata con una luce fredda (toni di bianco/azzurro) o con una calda (toni di giallo/ambra) può risultare molto diversa e una variazione nel bilanciamento del bianco può servire ad arricchire o completare quanto vogliamo esprimere con le nostre immagini.

Per capire quante e quali differenze possono esistere in termini di illuminazione pensate solo a come cambia la luce nell’arco di una singola giornata, dalla luce morbida e rosata dell’alba fino al giallo intenso e bruciante del mezzogiorno per concludere con un violetto spettrale al momento del crepuscolo. Oppure pensate a quali stravolgimenti si hanno quando una giornata piovosa si trasforma in una calda giornata di sole.

Esistono in realtà migliaia di libri che trattano in modo completo la luce in fotografia, e non ho l’arroganza di esaurire l’argomento in queste poche righe, vi basti sapere che la conoscenza della luce può davvero fare la differenza nelle vostre foto e che se siete intenzionati a fare sul serio con la fotografia vi conviene procurarvi qualche buon libro come questo oppure questo.

Modificare la luce

Controllare la luce significa, in poche parole, modificarla in modo che possa asservire al nostro scopo.

Modificare la posizione della sorgente è una delle operazioni più semplici da compiere, a patto di avere gli strumenti giusti, e si va dal cavo che permette di collegare la fotocamera al flash a qualche passo di distanza fino al trigger radio che vi consente di spaziare liberamente (senza fili che intralciano) fino a quasi 100 metri.

Per modificare la qualità della luce, invece, si usano mezzi meccanici che ne modificano in qualche modo la geometria, estendendone la superficie oppure provocando delle riflessioni. Tra gli strumenti più diffusi per modificare la qualità della luce troviamo gli 0mbrelli e le softbox (o bank / diffusori), che trasformano una luce diretta e puntiforma come il flash in una sorgente larga e morbida, molto più adatta, per esempio, alla realizzazione di un ritratto.

Infine se vogliamo cambiare il colore della luce abbiamo a disposizione una grande gamma di pellicole (in gergo dette gel) da apporre al flash per ottenere la colorazione che vogliamo, oppure possiamo sempre agire sul bilanciamento del bianco in post-processing per cambiare la tonalità fotografica.

Un fotografo abile nel controllo della luce sa come usare questi strumenti per cambiare la luce disponibile e quella artificiale a suo piacimento, e così facendo realizza la sua visione senza limiti!

Chi ha paura del flash?

A questo punto dovreste aver capito che, di fatto, non è il flash di per se a rappresentare il problema, ma un uso scorretto del flash come strumento che ci può portare a risultati scadenti. Migliorare le foto col flash quindi è possibile, a patto di studiare un po’ il funzionamento degli strumenti che modificano la luce e di migliorare le nostre conoscenze in materia di illuminazione. Solo così è possibile vincere quella paura che ci fa evitare il flash per il timore di rovinare le foto e solo con la pratica possiamo davvero imparare come fare il salto di qualità nella nostra fotografia.

Certo la materia è davvero vasta e il rischio di fare indigestione alto, per cui vi consiglio di digerire l’argomento a bocconi piccoli perchè, nonostante tutte le complicazioni, davvero ne vale la pena!

Come sempre apprezzo il vostro parere nei commenti, e grazie a tutti quelli che si sono cimentati con la lettura di questo interminabile articolo ;)

Simmessa

Esplorando l’ex manicomio di Mombello / Limbiate

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Recentemente ho partecipato all’esplorazione di questo ex manicomio situato in una bellissima pineta in quel di Mombello, come sempre armato di macchina fotografica, e devo dire che ne è davvero valsa la pena, leggete oltre e cercherò di spiegarvi perchè.

L’ex Manicomio di Mombello / Limbiate

Ci siamo alzati presto in previsione di una visita prolungata, per essere sicuri di cogliere le prime luci del mattino, che sono per me quelle più significative per scattare. Non siamo distanti da Mombello / Limbiate per cui nel giro di 40 minuti siamo arrivati a destinazione, tralascio le difficoltà che abbiamo incontrato per accedere al parco e quindi alla villa, vi posso solo dire che l’accesso è proprio sotto i nostri occhi e significativamente più facile di quanto non sembri di primo acchito.

Una volta entrati il paesaggio che ci troviamo davanti è quello di una stupenda pineta, siamo immersi nel verde e illuminati dai primi raggi di sole della giornata, ringrazio il dio meteo perchè  è stato clemente con noi durante l’esplorazione.

Guadagnato l’ingresso al primo edificio rimaniamo stupiti dallo scenario che ci circonda, i padiglioni sono molto interessanti architettonicamente ed è un peccato vederli in questo pessimo stato di conservazione. La prima cosa che mi ha colpito è stata l’incredibile silenzio di un luogo come questo, una volta dentro sembra di essersi persi nel nulla e che il tempo si sia fermato.

Non dimentichiamo però che il decadimento della struttura è parte integrale del fascino di un luogo abbandonato, per cui, tutto sommato non c’è molto di cui lamentarsi…

L’esplorazione procede lenta ed è subito chiaro che questo luogo non è intatto, altri sono passati prima di noi e altri passeranno dopo, le tracce sono visibili e c’è una buona dose di frequentatori abituali con scopi diversi dai nostri.

Non spaventatevi se trovate rifiuti umani, escrementi o peggio… c’è chi di edifici abbandonati come questo ha fatto un luogo di abitazione temporaneo in attesa di tempi migliori, nulla da eccepire a riguardo, fortunatamente non abbiamo incontrato nessuno di questi abituè e penso davvero che sia stato meglio così.

Ci siamo naturalmente preparati ad ogni evenienza, come è giusto fare in questi casi, e consiglio a tutti gli esploratori di tenere strette fonti luminose efficaci e durature in abbondanza; perchè parte dell’esplorazione prevede l’accesso a luoghi scarsamente o del tutto non illuminati, e sappiamo tutti quanto questo nuoccia alla fotografia e alla salute in generale ;)

L’attrezzatura fotografica

Come spesso succede finisco per portare più di quanto non sia realmente necessario, il risultato è il mal di schiena a fine esplorazione, in sintesi ho portato due fotocamere, ovvero la reflex e la fida mirrorless EVF. Ad essere del tutto sinceri avrei volentieri fatto a meno della reflex, ma al momento rappresenta per me l’unica possibilità di andare veramente wide, grazie al 10-20, che malgrado i difetti ottici e la scarsa luminosità reputo insostituibile per visite come questa.

Il resto avrei potuto tranquillamente lasciarlo a casa per questa sessione, e volete proprio sapere a cosa mi riferisco ?

  1. Cavalletto portatile
  2. Flash TTL
  3. Sistema di trigger radio per flash
  4. Obbiettivo Zoom tele medio (55-200)

Ma ovviamente sarà per la prossima uscita. Devo dire che non è la prima volta che mi porto inutilmente il flash e relativo radio trigger, ma se non si tratta di un ambiente statico è difficile riuscire ad usarlo, manca prima di tutto il tempo e fermandosi / concentrandosi troppo su di un unico soggetto si finisce per perdersi qualcos’altro poi.

Tenetelo presente, in fotografia un setup leggero è quasi sempre meglio di uno completo e pesante, a meno che non siate in studio, s’intende.

Quello che ci serve davvero in situazioni come questa sono un buon paio di occhi e l’interesse per quello che vediamo, perchè solo da situazioni che riteniamo interessanti nascono foto interessanti.

Solo da situazioni che riteniamo interessanti nascono foto interessanti.

Le foto

Il risultato fotografico di questa uscita lo trovate su questa pagina, non è tutto ma sono solo le prime 13 foto che ho selezionato da quanto scattato con la mirrorless. Penso che gli scatti parlino da soli, ho cercato di mostrarvi cosa mi ha affascinato di più durante l’esplorazione, e sono sicuro che almeno altrettanti scatti usabili salteranno fuori da quello che ho prodotto con la reflex. Vi consiglio quindi di tornare sul blog e controllare se ci sono aggiornamenti.

Sicuramente la domanda più grande che mi sono posto mentre guardavo le foto è stata: Bianco e nero o colore ?

So bene che ci sono intere scuole di pensiero dedicate a questo genere che vorrebbero un uso esclusivo del Black&white ma preferisco ragionare scatto per scatto, in base a quella che credo sia l’idea di ciascuna singola foto.

Spero che il risultato vi piaccia! Fatemi sapere qualcosa nei commenti e GRAZIE.

Note e ringraziamenti

Un grazie per l’ispirazione ai ragazzi che popolano il forum di Esplorazioni Urbane e in particolare ad Angelo il fatiscente che ci ha dato qualche dritta necessaria e la voglia di fare un giro in questi posti!

Altro grazie va ai compagni di esplorazione Trimmer e Kinglucas che mi hanno coinvolto e trascinato lontano dal PC per realizzare queste immagini e che soprattutto mi hanno atteso durante i lunghi e interminabili momenti passati ad osservare dettagli e fantasticare.

Il mio grazie più grande a colei che mi ispira ogni giorno con la sua presenza, la sua comprensione, il suo appoggio, Grazie dolcezza mia!

Clicca qui per vedere le foto dell’ex manicomio di Mombello / Limbiate

NCUC: Non c’entra un cazzo

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Ciao a tutti, fedeli miei adepti (si fa per dire). Vi scrivo un rapido post oggi per annunciare l’apertura di una nuova sezione di questo blog, in cui parlo di cose non necessariamente fotografiche…

Prende il via quindi oggi questo postribolo dei pensieri miei che vi condivido perché francamente, ho la mezza pretesa di esservi utili non solo per quanto riguarda la fotografia

La sezione si chiama NCUC che è l’acronimo di Non C’entra Un Cazzo perchè appunto, fa quello che dichiara…

Faccio bene o faccio male a variare un po’ il contenuto di questo blog? Ma soprattutto, apprezzerete i miei poderosi Off Topic? Se vi viene in mente qualcosa scrivetemi.

L’argomento è libero, per cui non vi incazzate con me, vi avevo avvisato!

Simmessa.

Fanculo a: Agora-Gallery (500px scam)

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Miei cari (e peculiarissimi) lettori, questa è davvero troppo bella per non parlarvene. Quindi eccomi qui!

Qualche giorno fa ricevo nella mia email questa stuzzicante missiva:

(Chiara@Agora-Gallery.com) sent you the following message from your portfolio contact page:

Gentile Simone Messaggi,  Il mio nome e’ Chiara Mortaroli e sono un’ assistente di galleria presso l’ Agora Gallery a NYC. Vorrei avere un minuto del suo tempo per farci conoscere. Ho visitato il suo sito e sono stata colpita dal suo lavoro, la prego di farmi sapere se desidera ricevere piu’ informazioni riguardo Agora Gallery ed i nostri servizi promozionali ed espositivi. Le auguro una buona giornata, Cordiali Saluti.

Chiara Mortaroli Gallery Assistant/ Agora Gallery http://www.agora-gallery.com/

Chiara@Agora-Gallery.com Phone: 212.226.4151 ext 207 Fax: 212.966.4380

No ma dico, il mio lavoro su 500px scoperto dai talent scout di questa Agora Gallery di NYC !!! Roba da uscire di testa veramente!

Ma chi volete prendere per il culo?

Essere notati fa sempre piacere, non c’è che dire, ma siamo proprio sicuri che questi qui di Agora Gallery siano così rispettabili? Per fortuna esiste internet, per cui non ci metto niente ad aprire il loro sito per approfondire meglio la cosa…

Non c’è che dire, il sito sembra dignitoso, non sarà bello ma fa il suo mestiere e dimostra che dietro c’è un’azienda che sembra seria e professionale… Aspettate: ho detto sembra!

Dal sito non evinco granchè, mi faccio un giro per capire che mestiere fanno questi, e trovo un sacco di pagine da galleria d’arte legittima, ma qui c’è qualcosa che non quadra, intanto perchè hanno scelto me che su 500px sono giusto un pivello, inoltre facendomi un giro sulla pagina delle esibizioni non vedo un singolo nome degno di nota o che io conosca. Mi dico: “Beh, il fatto che io non li conosca non significa granchè, non ho questa grande cultura in fatto di fotografi famosi”.

Facciamoci dare una mano da Google

Siccome le mie domande non trovano una risposta (perchè io che sono un semplice appassionato in mezzo al mare di geni della fotografia che ci sono su 500px ???) una verifica decido di farla, facendomi aiutare dall’amico Google.

Non è che qualcun’altro oltre a me avrà per caso ricevuto una mail di questo tipo? Cioè, voglio dire, non è che questi signori ci provano un po’ con tutti per vedere chi abbocca?

La mia ricerca conferma da subito i miei sospetti, di email sul modello che ho incollato sopra ne hanno mandate una marea, a un sacco di persone diverse, aspiranti pittori, fotografi, scultori e chi più ne ha ne metta!

Ad esempio scopro che ne parlano in questo thread sul forum di Artspan.com e con toni non proprio lusinghieri… questi qui puzzano sempre più di Vanity Gallery!

Poche righe più in basso trovo la conferma a quanto sospettavo dal primo istante, per una esposizione i signori di Agora Gallery non solo non pagano il becco di un quattrino, ma addirittura VOGLIONO soldi, e non pochi!

Uno dei partecipanti al forum Artspan parla di 2700 euro perchè le sue opere vengano esposte nella galleria durante la mostra di Dicembre 2011.

Ma dico, siamo per caso diventati tutti improvvisamente scemi?!?!

Non fatevi fregare

Sapevo dei vanity publisher da tempo, e il discorso si può tranquillamente estendere a qualsiasi altra forma di produzione artistica che sia oggetto di vendita, il giochetto è presto spiegato, basta trovare abbastanza polli che siano disposti a pagare per pubblicare le loro opere e il risultato è che si fanno un mucchio di grano fregando gli aspiranti artisti!

Partono dal vostro sito (se va bene) o dal portfolio di 500px, o deviant art o chissà che altro network per riempirvi di complimenti (non si chiamano vanity per niente…) e spillarvi denaro in cambio di (poca) visibilità, ma tecnicamente non fanno niente di “illegale”.

Agora Gallery chiede un sacco di soldi per ospitare le vostre foto nella loro galleria di NYC, non vi promuoverà neanche morti (a meno che non paghiate voi le spese) e guadagnerà semplicemente ripetendo questo meccanismo tutte le volte che qualcuno “abbocca” alla loro prosposta.

Ulteriore conferma arriva da questo post trovato su internet, scritto da Sara Vaeth, pittrice e blogger che ci spiega cosa si nasconde dietro alle offerte di Agora:

(n.d.Simmessa: tradotto dall’inglese)

Attenzione!

 Se ricevete un’email come quella che segue, cancellatela a vista… a meno che non abbiate una quantità di tempo libero e vogliate inviar loro dei porno o foto di incidenti industriali. Agora è probabilmente la più nota delle vanity gallery, ovvero gallerie d’arte che chiedono cifre esorbitanti ad artisti sempliciotti per il privilegio di appendere arte sulle loro pareti. Tipicamente fanno poco o addirittura nulla per promuovere questi artisti perchè, ovviamente, fanno su un bel po’di soldi proprio sfruttando gli artisti, e di conseguenza non hanno alcun incentivo a vendere l’arte esposta (come invece farebbe una VERA galleria d’arte n.d.Simmessa). Quello che in realtà stanno offrendo, quello che vendono in poche parole, è la fantasia di esporre il proprio lavoro a New York.  Non fatevi fregare, le gallerie vere non cascheranno mai in questo tranello, e vi tratterano con pena se dovessero vedere il nome Agora sul vostro curriculum di artista. Naturalmente, so che la mia nuova amica Alexandra (nel mio caso Chiara, n.d.Simmessa) non è venuta a vedere il mio sito internet, perchè dalle statistiche non risulta alcuna visita recente da New York).

E se ancora non dovesse bastarvi leggetevi i commenti di tutti quelli che ringraziano l’autrice di questo articolo di avvertimento dopo aver ricevuto una simile email. Notate anche che il numero di telefono che Sarah scrive sul suo sito è lo stesso che ho pubblicato io più in alto, e che quindi Alexandra e Chiara forse sono proprio la stessa (inesistente) persona!

Credete in voi stessi, ma non ai miracoli!

L’avvertimento finale ve lo do io, se credete nel vostro lavoro e lo promuovete sono sicuro che prima o poi qualcuno si accorgerà davvero di voi e magari verrà anche a contattarvi per discutere di affari. Non è facile arrivarci e quindi non rimaneteci male se non vi succede, ma continuate a sperare. Se doveste diventare davvero bravi e vendibili probabilmente ricevereste più offerte, e mi auguro da parte di gallerie vere, ben più serie dei simpaticoni di Agora Gallery.

Io vi ho avvisati! State attenti e aggiungete le vostre esperienze in proposito nei commenti qui sotto, grazie come sempre dell’attenzione e buona luce a tutti!

Ciao da Simone “Anche oggi non sono diventato famoso” Messaggi :)

500px sta cambiando, come funziona il flow e perchè

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Sapete tutti quanto mi strippo quando vi parlo di 500px, non è un mistero. Per me che venivo da Flickr e cazzabubbole varie, infatti, 500px rappresentava la proverbiale ventata d’aria fresca nel mondo dei siti di photo-sharing online.

Certo, mi sono detto, dopo questa ondata di social network ridicoli pronti a trattare qualsiasi branchia dell’hobbistica umana, un sito che ha le idee chiare su quello che vuole e su come ottenerlo ci voleva proprio!

Mi sbagliavo.

Porca vacca, forse mi meno sfiga da solo, ma il modo di funzionare di 500px mi sembrava assolutamente fantastico e quasi privo di difetti, ed ecco che, zitti zitti, i nostri amichetti decidono di cambiare approcio… ma vediamo meglio cosa diavolo hanno combinato.

500px un Foto Social Coso ?

500px funzionava un gran bene, le ragioni sono presto dette, e a costo di annoiarvi fino alla morte ve le ripeto (per una versione più approfondita leggete qui, quo e pure qua già che ci siete!):

  1. La fotografia viene prima di tutto, i rapporti umani e le relazioni sociali ci sono, ma non sono obbligatori, ovvero un visitatore può passare la sua giornata su 500px anche solamente guardando foto, e che foto!
  2. I fotografi dilettanti e i foto-rompiballe qui non entrano! Gli algoritmi di 500px infatti li segano inesorabilmente, e se non lo fanno loro ci pensano gli utenti, con il loro libero arbitrio
  3. Portfolio gratis, 500px è talmente pro-oriented (ma forse è meglio dire producer oriented, a differenza ad esempio di flickr, che è forse il più consumer oriented) che da a tutti la possibilità di farsi un portfolio gratis; certo, non siamo mica al livello di photoshelter qui, ma per carità, quello si paga, e anche caro!

A dirla tutta di ragioni ce ne sono altre 150.000, condivisibili o meno, certo, ma la qualità delle foto presenti su 500px la dice lunga sul tipo di utenti che lo frequentano e sul perchè di questa scelta.

Ma allora perchè cambiare? Lo dice anche il detto: “Squadra che vince non si cambia”, no?

Fosse tutto così semplice, e invece no… Vedete, 500px oltre a tutti questi pregi ha un maledetto problema, quale?

Perchè tutti dobbiamo mangiare

Facciamoci una semplice domanda: quanti utenti ha 500px? Ho provato a cercare un po’ in giro ed ho trovato che il sito aveva circa 85000 utenti a Giugno 2011 (fonte: wikipedia), non male, giusto? SBAGLIATO, malissimo, secondo voi quanti utenti ha un sito come flickr? Non ne avete idea? Bene, ve lo dico io:

Flickr ha 40 milioni di utenti (Nov. 2009)

40 milioni di utenti nel Novembre 2009 (fonte: NumberOf.net), che è l’anno al termine del quale 500px è stato fondato e che nel frattempo saranno cresciuti ad un numero ancora più grande e “interessante”, se pensate alle possibilità di business che un sito del genere crea per chi ci investe.

In questa luce è chiaro che 85 mila utenti sono il nulla! 100 mila utenti sono pochissimi, forse dal milione in su si inizia a ragionare, e poi bisogna trovare un modo di monetizzarli tutti, questi utenti. Per me è evidente che 500px abbia questo grosso, GROSSO problema, anche se magari nell’immediato non è molto percepito.

Attualmente le sorti di 500px sono migliorate, e di parecchio, visto che il numero attuale (Ottobre 2011) di utenti si attesta a circa 3 milioni, del resto come credete che i fondatori del sito Oleg Gutsol and Evgeny Tchebotarev siano riusciti a raccogliere ben mezzo milione di dollari dai venture capitalist arrapati ?

La diretta conseguenza

Quando qualcuno mette dei soldi in un progetto come questo, un progetto di nicchia che forse è destinato a crescere ma che presenta dei rischi notevoli, è chiaro che voglia in cambio delle garanzie. Il problema di 500px forse è proprio questo suo essere “elitario” cioè per pochi ma buoni e la sua incapacità di parlare ai milioni di utenti che fotografi non sono ma che vogliono comunque un posto dove caricare i propri scatti e sentirsi parte di una community attiva.

Questa è la nuova direzione presa da 500px, e dobbiamo prenderne tutti atto, perchè è davvero improbabile che questi abili canadesi tornino sui loro passi!

Ma vediamo assieme più nel dettaglio queste modifiche di cui tutti parlano.

La più grande novità del ridisegnato 500px è il concetto di flow, una specie di visualizzazione fotografica mista prodotta sulla base di tutte le attività che noi, oppure i nostri amici hanno effettuato e che in qualche modo ci / li riguardano.

Fino a qui tutto bene, in fin dei conti ormai siamo abituati a questa lista infinita di notifiche di cose che succedono, e che poi siamo costretti a spulciare alla ricerca di qualcosa che abbia un vero significato concreto per noi. Il tuo amico ha fatto quello, la tua amica ha fatto questo, eccetera, mi sa che avete tutti già presente il concetto. Ma il problema del flow non sta tanto nel funzionamento, quanto nella visualizzazione.

La quadratura del cerchio

La fotografia, arte visuale e concettuale, certe volte vista come documentario e altre come estetica pura non è mai frutto del caso, ma di idee che magari non ci sappiamo spiegare, ma che ci comunicano comunque qualcosa di grande e importante. Avrei voluto conoscere i designer del vecchio 500px per stringere loro la mano e complimentarmi: “Ragazzi siete dei geni!”.

Tutto il design di 500px si basava sulla coerenza di una singola forma geometrica, il quadrato, uno studio attendo del design del sito e delle proporzioni rendeva incredibilmente attraente e navigabile il sito, lo rendeva un’esperienza incredibile e di cui dopo un po’ era difficile fare a meno, c’era chi passava buona parte delle sue giornate a guardare le foto senza riuscire a smettere, ancora una dai, una sola :) e non ditemi che non vi è mai capitato navigando il sito ;)

Sapete che io non sono un grande fan delle regole, vero? Beh, siccome mi guadagno da vivere scrivendo codice HTML e disegnando siti web dalla mattina alla sera credetemi, il vecchio 500px era un vero portento.

Il flow, purtroppo, distrugge tutto questo e propone una pagina di scarsissima coerenza e consistenza visuale, guardate questo screenshot e capirete cosa intendo:

Ora, il massimo che mi viene da fare non appena incontrerò in giro il designer che si è occupato di questa pagina è un bello sputazzo in faccia… Vi assicuro che ogni volta che navigo verso 500px e finisco per imbattermi in una pagina stile flow mi viene davvero voglia di chiudere il browser, di sicuro percepisco una confusione, una cacofonia visuale che nessun design riuscirà a rendere uniforme e che, soprattutto, non mi fa venir voglia di  cliccare su nessuna foto in particolare.

Ora, visitando la pagina di un altro utente la prima cosa che si vedeva era proprio una pagina di flow come quella che vi ho mostrato qua sopra, il risultato? E che cazzo è sta roba?

Dove sono finite le fotografie? L’aspetto pulito di prima, l’ordine che faceva venire voglia di esplorare e di consultare le classifiche di upcoming e popular alla ricerca di un qualche nuovo fenomeno fotografico? Sparite!

Non solo, il flow è talmente “intuitivo” che hanno dovuto inserire una bella riga di presentazione in cima alla pagina :)

Dopo le proteste degli utenti (molti dei quali Awesome members, ovvero teste paganti) il flow è stato un pochino ridimensionato dai responsabili del sito, ma non mi faccio illusioni, l’obbiettivo è molto chiaro ed è andare a presidiare uno spazio molto danaroso ed agguerrito, i social photography network.

Dove si va?

Non fraintendete quello che intendo dire, 500px è e rimane probabilmente il miglior sito di fotografia online del momento, quello con le foto migliori e dove trovare i veri talenti, ma le nuove modifiche non mi piacciono per niente e credo che presto anche i proprietari del sito si renderanno conto della cazzata che stanno ponendo in essere…

Questo… oppure flickr ha il suo primo vero, serio e malintenzionato concorrente (per non dire copiante).

Cercare di coinvolgere gli utenti è un conto, può anche essere positivo che le notifiche diventino importanti su di un sito che ha (di fatto) pretese di social network, ma vale la pena cambiare così tanto le dinamiche di una tale forza della natura? Non si corre forse il rischio di snaturare proprio quello che ha portato questo sito a diventare oggi un punto di riferimento per chi ama la fotografia?

Qualsiasi cosa ci riservi il futuro staremo a vedere, io spero solo di non perdere quello che mi ha fatto tanto affezionare a questo giovane (promettente?) sito, una passione sconfinata per le belle foto.

So bene che il contenuto di questo mio articolo è molto personale e che si tratta per lo più della mia opinione, ma sarei veramente contento di conoscere anche la vostra! Adorate il nuovo 500px ? Vi sembra geniale e tutto quello che c’era prima vi fa schifo? Beh, parliamone e confrontiamoci nei commenti! Grazie!

Simmessa.

30 Indizi per riconoscere il fotografo principiante

La fotografa principiante colpisce ancora

Il post di oggi è più che altro umoristico e psicologico, siete avvisati!

Come si distingue un esperto di fotografia da un principante? Ma soprattutto, state cercando di fare il salto di qualità ma i risultati non arrivano e non riuscite a capire come mai? Bene, allora da oggi potete dare un occhio alla lista che mi sono preso la briga di stilare e che vi farà riconoscere il fotografo principiante dall’esperto!

Badate se fate più di una delle cose che elenco qui sotto allora vi dovete preoccupare seriamente! :)

  1. Lascia che siano gli altri a comporre la foto per lui dando retta a regole inutili come la regola dei terzi o la regola aurea
  2. Ritiene che avere tanti megapixel sia indice di buona qualità di una fotocamera
  3. Corre sempre dietro all’ultimo modello della reflex e non sa bene perchè, se interrogato in merito risponde che la nuova versione fa meglio i video
  4. Ritiene che il suo sistema sia il migliore (Canon, Nikon, Sony) e tutti gli altri siano delle schifezze
  5. Quando esce a fotografare porta con se la sua reflex e tutti gli obbiettivi che ha (anche con focali simili, non si sa mai) in un comodo zainetto
  6. Scatta in modalità manuale (M mode) perchè gli hanno detto che se non lo fa è un principiante, rendendo futili 60 anni di evoluzione della tecnica fotografica
  7. Sceglie la reflex con FPS più alto per poter scattare “più foto” e poi perde una parte consistente della sua vita a guardare scatti pressochè identici
  8. Scatta con il bracketing dell’esposizione e con il bracketing della messa a fuoco per paura di non azzeccarle al primo colpo
  9. Usa la messa a fuoco manuale perché è più precisa e sbaglia rigorosamente la messa a fuoco di qualsiasi cosa in movimento
  10. Crede che in fotografia conti la fortuna
  11. Va in giro a fotografare ovunque e comunque con il suo fido treppiedi
  12. Non sa cosa vuol dire F/3.5 – 5.6 anche se è scritto ovunque sui suoi obbiettivi
  13. Valuta una lente sulla esclusivamente in base all’estensione focale
  14. Crede che la focale fissa sia un limite
  15. Ha bisogno dello zoom
  16. Scatta solo in RAW e poi tiene tutte le foto su hard disk esterno USB
  17. Compra un flash completamente automatico e poi lo usa sempre e solo montato in camera
  18. Partecipa ai concorsi SPAM
  19. Pensa che un giorno diventerà famoso grazie a flickr
  20. Ritiene il bianco e nero uno spreco di spazio su SD
  21. Fa “cheese” quando scatta i ritratti
  22. Pratica l’arte dell’autoscatto allo specchio (con flash)
  23. Si vanta delle sue foto fatte con l’iPhone e ritoccate con instagram
  24. Scatta foto ai paesaggi con il flash
  25. Si rifiuta di fotografare qualsiasi soggetto in controluce
  26. Sottoespone rigorosamente tutte le sue foto per ottenere “la pulizia degli ISO bassi”
  27. Compra una macchina fotografica nuova e poi non la lascia sempre a casa per non rovinarla
  28. Applica vistosi watermark alle sue foto per paura dei furti, meglio se ripetuti più volte e magari in centro all’immagine
  29. Non sa leggere gli istogrammi
  30. Chiede di posare alla moldava amica di Schettino

Allora com’è andata? In quanti di questi punti vi siete riconosciuti? Non offendetevi… ammetto che personalmente sono cascato in queste situazioni ben più d’una volta senza rendermene conto, ma come si dice sempre, il primo passo per migliorare è quello di riconoscere i propri errori!

Ad ogni modo il salto di qualità non è fatto solo di errori da evitare, bensì è necessario adottare pratiche virtuose e cambiare il proprio modo di pensare perchè tanti, anzi

Troppi fotografi si dimenticano una verità fondamentale, e che cioè la fotografia è arte

E che  l’arte mal si adatta ad essere limitata e descritta da qualsiasi regola!

Fatemi sapere nei commenti se il post di oggi vi è piaciuto e keep on rocking.

Simone.

7 consigli per crescere su 500px nel 2012

rockfoto_crescere_500px

Pubblico anche qui sotto forma di post la risposta che ho dato a Matteo Zangrandi in tema di consigli 500px.

E’ una lista breve di 7 consigli per usare 500px (secondo me ad oggi la miglior community di fotografia sulla rete!) al meglio.

1) Share share share!

Avete notato che 500px è pieno di social buttons sulle foto? Beh, allora usateli tutti e bene, anche più volte, ma stando attenti a non spammare. Molto importante:chiedete a chi vi segue sui vari social ed è fan delle vostre foto di aiutarvi a condividerle… Farà miracoli!

2) Postate solo i vostri scatti migliori

…o perlomeno quelli che ritenete davvero speciali, perchè su 500px la qualità vince sulla quantità, infatti vedrete che non si vedono molte “foto delle vacanze” ma al contrario è pieno di lavori fotografici davvero spettacolari, per cui cercate di guardare bene cosa postano gli altri per rendervi conto del livello e impegnatevi per dare il meglio delle vostre capacità!

3) Guardate il lavoro degli altri e seguiteli

Perchè poi alcuni di loro seguiranno voi, e vedranno da subito le vostre foto sulla loro homepage quando entrano su 500px. Anche questo è un utile mezzo di diffusione, oltre al social sharing, che vi aiuterà sicuramente ad avere qualche visualizzazione in più delle foto, e non si tratta solo di visite qualunque, ma probabilmente di appassionati di fotografia che sapranno darvi consigli e aiutarvi a migliorare.

4) Cercate di decidere un tema e di seguirlo

Se a qualcuno piace il vostro stile ci sono buone probabilità che voglia approfondire e vedere altri scatti simili o dello stesso genere, per cui non deludetelo dandogli fotografie che si allontanano troppo dalle aspettative. In fondo dovreste immaginare il vostro profilo 500px come un portfolio e seguire un filone, qualsiasi esso sia. Ad esempio postando serie di ritratti, di still life o progetti di food photography… Certo l’ideale sarebbe lavorare sul proprio stile e renderlo visibile in scatti di ogni genere, ma non è semplice, quindi vi consiglio di cercare la coerenza prima di tutto nel genere degli scatti e quindi di cercare l’originalità nelle immagini!

5) Pensate a cosa volete comunicare e a come renderlo evidente

Perchè la fotografia oltre che un’arte è una forma di comunicazione visuale, e un messaggio chiaro e limpido farà molta più strada di un’immagine complessa da decodificare, quindi meglio fare in modo che i vostri scatti possano parlare senza che ci sia bisogno di spiegarli al di fuori della foto.

6) Commentate sulle foto degli altri

Non fatevi problemi a mettere like e favorites sulle foto che vi piacciono, insomma sforzatevi di partecipare alla vita della community di 500px, sono sicuro che vi farete tanti amici e se va male anche qualche nemico. Non dimenticatevi nemmeno di mettere dei dislike sulle foto che secondo voi non funzionano, il segreto della community è nella discussione, ma che sia sempre costruttiva, e non fine a se stessa!

7) Caricate pochi scatti per volta

Personalmente mi capita di caricarne al massimo 3 per volta, perchè è un periodo che cerco di dare sequenzialità alle foto e sto lavorando su una specie di trittici. Quello che conta veramente è che vi concentriate sulla promozione delle vostre immagini subito dopo averle caricate, in quanto 500px fa in modo che il contenuto vecchio non valga quanto quello nuovo, per tenere tutto sempre bello ed eccitante. Questa cosa diventa più facile tanto più piccoli sono i singoli upload, idealmente una foto alla volta, ma fatta bene e con costanza (una al giorno è meglio di 10 a botta!).

8 ) Infine, ricordatevi di condividere questi suggerimenti!

Ma non erano sette i suggerimenti? Giusto, però in questo caso ho pensato di aggiungere un ottavo punto e assolutamente GRATIS :D !!!

Certo, se ritenete valido quello che leggete vi chiedo di darmi una mano a passar parola e di aiutare anche gli altri a raggiungere questo blog, mi sembra un piccolo sforzo per cominciare bene questo 2012, o no?

In ogni caso se non lo fate vi cerco uno ad uno e vi buco le gomme, siete avvisati! ;)

Grazie a tutti per aver letto i miei 7 consigli e ci sentiamo presto! Sappiate che ho un sacco di sorprese per voi quest’anno ;)

S.

La compattina di Natale 2011

La compattina di natale 2011 by unknown photographer :(

Siccome mi hanno fatto la domanda più volte ho pensato, ecco, lo scrivo sul blog così posso pigramente indicare con il dito un url e immaginare che la domanda svanisca da sola.

Io ci provo, anche se non so poi se andrà davvero a finire così.

Ok, è Natale e siamo tutti più buoni e blah blah blah, e vogliamo fare un regalo a quella persona speciale, giusto?

La domanda di rito si pone più o meno in questi termini:

C’è una macchina fotografica compatta(1), carina(2), che faccia belle foto(3) e che non mi costi un braccio e una gamba (4) da poter regalare alla mia ragazza/escort/amante/migliore amica/spogliarellista preferita?

Certo che c’è !! Devi soltanto andare al centro commerciale e cercare sugli scaffali: lei sta la, vicino alla pace nel mondo, l’autosufficienza energetica e a tutte quelle altre cose che si chiedono e regalano a Natale!

Gia vi sento: A Natale siamo tutti più buoni tranne Te!

Quindi per la vostra gioia mi spoglio del mio consueto sarcasmo e cerco di darvi la mia risposta.

Ma prima preciso una cosa, io di compattine non ne posseggo, perchè non mi servono! Ho una fotocamera di dimensioni decenti che porto sempre con me e che ha una qualità strabiliante, con cui adoro scattare foto e di cui mi metterei a parlarvi per ore se non sembrasse un unico indecente suggerimento per gli acquisti.

Quando non dovessi avere questa piccola bestia con me, il peggio che mi possa capitare è di utilizzare il mio cellulare Android per scattare, so che le foto non saranno tecnicamente granchè, ma chissene, la mia visione, ve lo assicuro, è sempre quella!

La compattina ideale

Come dev’essere questa compattina ideale che tutti vorrebbero ricevere in regalo?

Intanto compatta, ovvero, abbastanza piccola da infilarsi ovunque. Con ovvio riferimento ad una borsetta o ad un borsello di vero budello (grazie Elio). Certo, la reflex non è compatta, ed è altrettanto ovvio che le ottiche più sono piccole e meno luce faranno passare… meno luce significa meno qualità per le foto, quindi…

Io suggerisco di non ricercare le dimensioni più ridotte possibili, perchè piccolo per piccolo ci si avvicina paurosamente alla qualità delle foto scattate dal cellulare, e allora svanisce del tutto il senso della ricerca, perchè il cellulare già ce l’avete in tasca, no?

Il mio suggerimento è: cerchiamo un buon compromesso tra dimensioni ridotte e qualità delle foto, senza scendere al di sotto della decenza, altrimenti non ha molto senso mettersi a cercare un doppione del cellulare!

Poi arriva il secondo punto della lista, la compattina deve essere tanto ma tanto carina <8 <8 <8 <8 <8 <8 <8 !!!

Non sarò ipocrita, per me ogni fotografo in fondo è un esteta, e quindi l’estetica di un prodotto conta. Però non facciamoci prendere troppo la mano dal giudizio estetico, non vale MAI la pena di prendere una fotocamera soltanto perchè ci piace esteticamente, si tratta di uno strumento e va valutato in quanto tale, per la sua capacità tecnica, la convenienza, la comodità d’uso ecc.

Detto questo, se comprate una compattina brutta per poi vergognarvi di usarla in pubblico non ha molto senso, giusto?

Vi svelo un “segreto”, le compatte in genere devono costare poco, sia per chi le produce sia per chi le compra, quindi sono di solito fatte in plasticotto economico, colorato in vario modo e probabilmente non troppo resistente alle cadute.

Il resto della compattina è invece una versione piccola di una “vera” fotocamera, quindi con la sua piccola lente in vetro, il piccolo (spesso microscopico) sensore e quel pochino di elettronica necessaria (DSP, memoria, I/O, ecc.).

Al contrario le reflex sono fatte perlomeno di high impact plastic (plastica resistente alle cadute, e fidatevi che la mia ne ha prese di botte, e non si è mai fatta nulla!), oppure metallo, leghe di magnesio, titanio, uranio impoverito con inserti in marzapane.

Su un prodotto da 1000 € i materiali del corpo macchina possono anche cubare un valore di 100 € perchè ci sono i margini operativi necessari.

Ma se una compatta non arriva a costare in tutto 100 € ? Come si fa ?

La regola del buon senso: tanto più l’azienda produttrice investe in materiali ed estetica (design compreso) e tanto meno potrà spendere per la parte “importante” della fotocamera, ovvero il sensore e le lenti (in generale la meccanica e l’ottica).

Tenetelo a mente quando comprate la compattina, bella si, ma con moderazione, perchè l’importante non è come viene la macchina in foto, ma come scatta!!

E già che ci siamo parliamo un attimo del punto che mi sento ripetere più assiduamente:

L’importante è che faccia belle foto…

Sigh.

Ve lo ricordo anche oggi, per sport, le foto non le fa la macchina fotografica ma il fotografo, e il bravo fotografo riesce a fare belle foto anche con un cesso di macchina fotografica, semplicemente perchè conosce lo strumento e sa come usarlo!

Ma questo punto tanto semplice non è sempre facile da capire e non è, in fondo, poi così immediato.

Mi piacerebbe fare una prova dando a un novellino una reflex full frame da 5000 € per vedere con che scatti se ne esce, per provarvi la bontà di questa (non solo) mia teoria, ma per il momento soprassediamo.

Perchè una macchina faccia belle foto servono all’incirca tre cose:

Un bravo fotografo, e di questo abbiamo già parlato, qui, qui e pure qui!

Una buona ottica, e cioè un sistema di lenti ben progettato e prodotto secondo un alto standard di precisione industriale, e qui le compatte di solito non hanno molto da dire. Le ottiche sono tutt’altro che precise e definite, ma sono quello che si riesce a comprare con questi soldi (< 100 €) e non sono neanchè così male al giorno d’oggi.

Un buon sensore.

Questo secondo me è il punto focale nella valutazione di una macchina fotografica digitale, il cuore del sistema è il sensore e la qualità dipende direttamente da un valore che nessun produttore al mondo di compattine evidenzia mai sulla scatola del prodotto, signori e signore stiamo parlando de…

Il sensore, questo sconosciuto

il sensore è questo piccolo rettangolino elettronico di fotorecettori che catturano i valori di luminosità della scena e la salvano in memoria, ci siete?

Trattandosi di una piccola superficie come possiamo valutarne scientificamente le qualità ?

Prima di tutto vengono le dimensioni fisiche, cioè altezza e larghezza (lo spessore non conta qui, amico supergiovane, e ri-grazie Elio).

Quindi viene il numero dei fotorecettori (o pixel) ovvero la risoluzione , che poi è il fantomatico numero di MEGAPIXEL, una delle parole che più odio nell’universo :D

Dovete però sapere che queste due grandezze, prese singolarmente non sono molto indicative, e che tra le due è sicuramente meglio conoscere la prima, piuttosto che la seconda!

Il mito dei Megapixel

Naturalmente tutti i produttori pensano che sia meglio confondere i potenziali clienti piuttosto che informarli, e quindi hanno deciso di sponsorizzare in maniera sproporzionata la seconda grandezza, e cioè il numero di megapixel.

i Megapixel non significano una minchia di niente.

O meglio: il numero di megapixel di una fotocamera o di una fotografia servono a una sola cosa, ovvero, ad aiutarci a capire quanto grande questa fotografia potrà essere stampata prima che si “vedano” i pixel (cioè la quadrettatura).

Megapixel e qualità delle foto non hanno assolutamente niente a che spartire.

La densità di pixel

Se ci interessa davvero capire una caratteristica del sensore fotografico, questa è senza dubbio la densità di pixel, ovvero, il rapporto tra la quantità di pixel del sensore e la sua superficie geometrica.

Non fate quella faccia, è una cosina semplice, e ora facciamo due conti.

Tenete a mente sempre questa utile immagine che adoro tanto da rubarla a wikipedia:

Un bel casino, nevvero?

Dunque, tenete presente che la maggioranza delle compatte entry level (mi piace dire entrata di livello :) ) usano sensori di dimensione 1/2.3″ …una schifezza!

Cosa significa tradotto in unità del Sistema Internazionale ? Rubo ancora a piene mani da questa pagina di Wikipedia

Larghezza: 6.16 mm

Altezza: 4.62 mm

Superficie: 28.50 in mm quadri

Crop factor: 5.62 x

Ma andiamo oltre e calcoliamo la densità, quanti pixel stanno in questa superficie di 28.5 mm quadri ?

Prendiamo per semplicità una fotocamera con sensore da 10 Megapixel, avremo tipicamente una risoluzione di:

3648 x 2736 pixel, per un totale di 9.980.928 pixel, ora dividiamo per 28.5 millimetri quadri e otteniamo:

350.208 pixel infilati in un singolo millimetro quadro!

La densità di pixel di solito si misura al centimetro quadro, quindi moltiplichiamo per 100:

35.020.800 pixel al centimetro quadro, dove solitamente una reflex attuale ha una densità di circa 4/5 MP per cm quadrato, il che ci porta ad enunciare il seguente teorema:

Più bassa è la densità di Pixel del sensore impiegato e migliori sono le caratteristiche di riproduzione del range dinamico risultanti

Capito adesso perchè le compatte fanno foto spesso scadenti ?

Per fortuna esistono le micro 4/3 …

And the winner is…

Come sempre un vero vincitore non c’è, e considerando il budget che avete a disposizione tenete presente che è davvero difficile ottenere qualcosa di decente sotto i 100 €.

Cento euro sono davvero pochi per una fotocamera, e se davvero volete fare un regalo speciale per una persona appassionata di fotografia che sta cercando un modo di iniziare ad esercitare questa sua passione dovete alzare il budget a qualcosa di meglio.

Vediamo qualche alternativa, non sono suggerimenti per gli acquisti ma solo mie elucubrazioni personali, io non prendo un cent da nessuno per suggerire fotocamere, quindi non rompetemi gli zebedei asserendo il contrario.

Cheap and dirty, la scandalosa fotocamera sotto i 100 €

C’è molta scelta e poca qualità in questo segmento, volete un consiglio? Andate sulla marche grosse che sono quelle che hanno più esperienza in questo campo, ad esempio con la Canon A800 che fa schifo come tutte le altre del segmento, ma vi costa scandalosamente poco (A800 a € 67.98 su Amazon) e possiede il vantaggio delle pile AA

In alternativa buttatevi su una Coolpix analoga, come la L23, scandalosa ma decente (L23 a € 77.34 su Amazon), difficile aspirare a meglio per questa cifra.

Vorrei ma posso, macchine fotografiche tra i 100 e i 150 €

Se ci pensate, non vi cambia la vita lo spendere 129,95 € invece di 99,95, anzi! Se volete fare un bel regalo quei 30 euro potrebbero fare la differenza tra il catorcio e la decenza.

Vediamo qualche proposta in questa fascia di prezzo, anche avvicinandoci al massimo budget di 150 €, purtroppo non è un segmento così ricco di proposte, ma proviamoci lo stesso.

Ad esempio, ho sentito parlare bene della Nikon Coolpix S6200, che è un buon compromesso e che vi farà spendere circa 130 € qui (recensione in inglese qui)

Certo, non male ma nemmeno sorprende troppo a livello di performance, per avere sorprese dovete allargare il cordino del vostro borsello un poco di più.

Mi sveno! Le fotocamere tra i 200 e i 300 €

Se avete altre finanze extra da investire in questo regalo allora possiamo avvicinarci a qualcosa di veramente carino, qualcosa che potreste addirittura scambiare per attrezzatura usabile anche dai fotografi seri.

In questa categoria secondo me la migliore scelta che possiate fare è il formato micro 4:3 di Olympus, e il vero deal si trova sul modello E-PL1, che ho trovato a 255 € comprensiva di obbiettivo 14-42 mm su questo sito.

Sappiate che tra le compatte che abbiamo visto sino ad ora e le micro 4:3 c’è un vero abisso in termini di qualità finale delle foto! Infatti qui stiamo parlando non solo di una macchina fotografica, ma di un vero e proprio sistema di lenti intercambiabili, ci sono tutte le possibilità che un vero appassionato di fotografia trovi in una fotocamera di questo tipo gli stimoli per proseguire e approfondire la passione, il che secondo me è già un ottimo risultato!

Ovviamente aumenta il rischio di spendere soldi per qualcosa che rimarrà nel cassetto, ma questo rischio non si scongiura mai, in ogni caso sappiate che le PEN su eBay si vendono bene ;) .

Altre alternative ci sono, e se anche sono qualitativamente simili, sono sicuramente molto meno versatili, per esempio a 277 € potete portarvi a casa la buona Canon S95, ma non avrete un sistema a lenti intercambiabili, in compenso la qualità in condizioni di scarsa luminosità sembra anche meglio!

Se avete anche più di 300 € allora potete passare alla reflex, ma attenzione, se un appassionato armato di voglia di imparare apprezzerà sicuramente, il fotografo occasionale potrebbe storcere non poco il naso, e in fondo siamo fuori dai confini di questa guida.

Una cosa è certa, la fotografia è un hobby stramaledettamente costoso!

Vi è piaciuta la mia guida natalizia? vi ha fatto schifo? Non vi è servita a un cacchio? Fatevi vivi nei commenti, grazie.

Cordialità e….

BUON NATALE!

Simmessa.

Fanculo alla regola dei terzi

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Ora, il prossimo che arriva a decantarmi la bontà magica o mistica di questa cazzo di regoletta giuro che lo prendo a sberle. La regola dei terzi è una bufala, punto.

Tristemente, il primo che dovrei prendere a sberle per averci creduto, anche se senza troppa convinzione, sono io.

Ma partiamo con la definizione di questa benedetta regola, che tanto ha limitato le immaginazioni di fotografi e artisti grandi e piccini.

Ricorro a wikipedia come ogni poveraccio che si rispetti per darvi questa sublime definizione:

Dividendo l’immagine in terzi e ponendo il soggetto in uno dei punti di intersezione delle linee immaginarie ottenute, si ritiene che l’immagine risulti più dinamica (rispetto ad una composizione che pone il soggetto al suo centro), ma armonica al tempo stesso. 

E invece la regola dei terzi è un precetto totalmente inutile, in sintesi: una pura e semplice cazzata.

So cosa vi state chiedendo: “Ma Simmessa tu chi sei per venire qui e dirci che abbiamo tutti torto?”

Quindi ora vi spiego perché.

Storia della regola dei terzi e fondamento teorico

Prima domanda che mi sono posto, ma chi diavolo l’ha inventata questa regola dei terzi ?

La prima menzione storica della regola appartiene a John Thomas Smith, che ne parla nel suo “Remarks on Rural Scenery“, e precisamente in un passaggio di cui riporto la mia libera traduzione:

Due distinte, identiche luci, giammai dovrebbero apparire nella stessa immagine: L’una dovrebbe esser la principale, e la restante subordinata, sia per dimensione sia per grado: Diseguali parti e gradazioni conducono l’attenzione facilmente da parte a parte, mentre parti di eguale aspetto la mantengono bizzarramente sospesa, come se incapace di determinare quale di codeste parti è da considerarsi in qualità di subordinata. “E per dare la maggior forza e solidità al tuo lavoro, talune parti dell’immagine avrebbero d’essere tanto leggere, quanto l’altre scure il più possibile : Questi due estremi son allora d’esser armonizzati e riconciliati l’un con l’altro”.

Analoga a codesta “Regola dei terzi”, (se mi si concede di chiamarla così) ho presunto di pensare che, in collegare o rompere le varie linee di un’immagine, sarebbe similmente buona norma impiegare, in generale, un simil schema di proporzioni; per esempio, in un disegno di paesaggio, il determinare il cielo a circa due terzi; o altrimenti a circa un terzo, così che gli oggetti materiali possano occupare gli altri due: Ancora, due terzi di un elemento, (come l’acqua) contro un terzo di altro elemento (come la terra); e poi entrambi assieme a comporre un terzo dell’immagine, di cui i restanti due terzi dovrebbero essere per il cielo e le prospettive aeree. Questa regola si potrebbe similmente applicare nel rompere la lunghezza di un muro, o qualsiasi altra continuità troppo grande di una linea che debba essere necessario interrompere a mezzo di incrocio o nascondendola con un qualsivoglia oggetto: in breve, nell’applicare questa invenzione, in generale, o in qualsiasi altro caso, che si tratti di luce, ombra, forma o colore, ho scoperto la proporzione di due terzi ad uno, o di uno a due, molto migliore e molto meglio armonizzata, della precisa metà formale, dei due quattro quinti più estesi, e, in breve, di ogni qualsiasi altra proporzione. Sarei io stesso onorato dall’opinione di qualsiasi gentiluomo su questo punto, ma fino a chè non sarò meglio informato, concluderò questa proporzione generale di due e uno come la più pittoresca forma in tutti i casi di rottura o qualifica di linee diritte e masse e gruppi, quanto la linea di Hogarth è considerata come la più bella (o, in altre parole, pittoresca) forma di curva.

Ora, neppure il caro John Thomas Smith, incisore e antiquario dei miei stivali, era tanto sicuro di questa regola, e chiedeva addirittura il raffronto di altri galantuomini che lo sconfessassero… incredibile pensare che in 200 anni non si siano fatti molti progressi a riguardo!

La verità è che assieme a John molti altri, in mancanza di meglio, si sono concentrati su questo precetto prendendolo a guida di un certo modo di fare e vedere la composizione.

Perchè la regola dei terzi non funziona

Il caro John non si è dato certamente molta pena di provare la verità della regola che si è inventato, salvo dire che se nessuno avesse saputo trovar di meglio si sarebbe dovuto adeguare, il che a casa mia è davvero uno strano modo di teorizzare.

Ad ogni modo nel 1797 era troppo presto perchè qualcuno gli spiegasse quella che dopo qualche anno sarebbe stata definita la “regola aurea”, il mitologico golden ratio.

Mi chiedo che sarebbe successo se qualcuno avesso potuto dire a John quali erano le proporzioni ideali secondo questa seconda versione ma in fondo non importa, perchè ad una superstizione semplice ne avrebbero sostituita una seconda, solo leggermente più complessa!

Fatemi sciacquare un attimo la bocca da questo linguaggio aulico e mettetevi bene in testa quello che sto per dirvi, perchè queste regolette non funzionano.

L’unica cosa che potete ricercare applicando queste regole alle vostre foto sono infatti delle pesanti limitazioni artistiche, cioè catene alla vostra libera espressione!

La fotografia, per chi ancora non se ne fosse convinto, è una forma d’arte, e come tutte le forme d’arte poco si adatta alle regole, soprattutto a queste regolette da due soldi.

Ogni immagine, ogni composizione, dalla più semplice alla più complessa, deve essere valutata a se e senza pregiudizi di sorta.

Ci sono infatti immagini che si adattano benissimo ad una divisione dello spazio simmetrica, in due parti uguali, oppure scene in cui la centralità del soggetto è fondamentale alla buona riuscita della foto, ed è impensabile pensare di poterlo stabilire a priori con la regola dei terzi, guardatevi ad esempio questa galleria di flickr: Breaking the rule of thirds by ozlady.

Fatevi allora una domanda nuova: quante immagini stupende funzionano proprio perchè non seguono la regola dei terzi ?

Una marea! L’unica cosa che potete stare sicuri di raggiungere applicando pedissequamente le “regole” sono dei monotoni clichè fotografici, se vi va…

Non si tratta nemmeno di imparare le regole base per poi poterle rompere a piacimento, semplicemente alcune regole (come questa) andrebbero semplicemente dimenticate una volta per tutte.

A costo di diventare ripetitivo: applicare la regola dei terzi non vi garantisce un fico secco in più per la vostra fotografia, monotonia a parte.

Oltre le regolette

Se volete lavorare sulla vostra composizione fotografica vi consiglio semmai di considerare gli elementi base del linguaggio delle immagini, ovvero il punto e la riga.

Ogni buona immagine si presta ad una lettura precisa, guida cioè colui che la vede in un modo speciale. Lo sguardo segue un percorso che non è predeterminato, ma semplicemente il più naturale possibile per l’occhio di chi vede, il risultato è un’immagine chiara, che non confonde la vista (a meno che non sia un effetto voluto) ma che ci restituisce un preciso percorso visivo, di cui il punto, le linee e le forme elementari (triangolo, cerchio, quadrato, ecc) sono la base.

Fotografare bene è come scrivere un racconto, gli occhi seguono un’introduzione, uno svolgimento, un climax e una conclusione che vanno pensate e offerte con chiarezza. Ovviamente potrete sempre decidere di muovervi in direzione opposta e offrire immagini che possono essere interpretate seguendo percorsi diversi, l’importante è che la vostra sia una scelta consapevole, non il rispetto di una qualsiasi regola, PERCHE’ QUESTA E’ ARTE!

A volte me ne dimentico, tutto preso come sono dallo scatto, ma la fotografia è pur sempre un’arte visuale, e l’obbiettivo dell’arte è quello di suscitare in chi ne fa esperienza emozioni e sensazioni.

Se poi volete limitarvi, fate pure!

p.s.: Un ringraziamento sentito va al testo che sto leggendo in questi giorni, The Art of Photography – An Approach to Personal Expression, di Bruce Barnbaum, cui devo interamente l’ispirazione per questo articolo, se volete migliorare la vostra fotografia ve lo consiglio più che caldamente. Un ulteriore, accoratissimo ringraziamento a Roger_alcantara su flickr, cui devo la fantastica foto di apertura, altro che regola dei terzi!

Buttare la reflex e imparare a fotografare!

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Si, lo so, mi contraddico.

Spesso e volentieri, quando scopro qualcosa e ve lo vengo a raccontare, ma andiamo con ordine.

Sono io il primo a dire che le DSLR economiche che si trovano in giro oggi sono un’opportunità fantastica per iniziare a fotografare seriamente. Come sapete qui si parla di andare a scattar foto in giro per concerti e per questo tipo di impiego ritengo le DSLR lo strumento più adatto, per cui non voglio entrare in polemica con me stesso.

Però qui si parla anche di fotografia, in generale, come quell’arte stupenda che si fa con gli occhi, la luce e le lenti. Ho già detto che la vostra macchina fotografica poco ha a che fare con la qualità delle vostre foto, ormai dovrebbe essere chiaro a tutti!

La luce è il primo, e più importante elemento della fotografia, assieme alla capacità di vedere, imparate a trattare questi due aspetti e le vostre foto miglioreranno infinitamente.

Comprate una super macchina fotografica e l’unica certezza che avrete sarà che vi portate appresso un oggetto più grosso, più pesante, più complicato da usare e che genera file sempre più enormi.

Mi spiegate cosa ha a che fare questo con buone foto?

Poco e niente, come pure servono a poco le abilità con Photoshop e con Lightroom se gli scatti di partenza non hanno abbastanza sostanza.

E allora? Come si fa a scattare foto migliori? Come si fa a produrre gli scatti giusti, quelli da tenere, e a smettere di riempire memory card di immagini senza senso ?

Ovviamente è difficile rispondere ad una domanda tanto aperta. ma farò un tentativo lo stesso, rigorosamente a modo mio.

Abituatevi per un attimo all’idea di prendere la vostra amata reflex, e di chiuderla a chiave nel cassetto più nascosto che avete in casa vostra, assieme a tutte le lenti, i flash, i filtri, le batterie, e il resto delle cose che abitualmente vi portate appresso quando c’è da fotografare qualcosa.

Ok, ora datevi una pacca sulla spalla, non siete ancora diventati fotografi migliori, ma siete sulla buona strada!

E’ importante che questo cassetto sia sperduto e fuori portata quanto basta per non incorrere troppo spesso nella tentazione di aprirlo e utilizzarne il contenuto, mi raccomando!

Bene, e adesso, che si fa? Impariamo a perfezionare come prima cosa quello che è più importante saper usare per fotografare: i nostri occhi!

Imparare a vedere è il primo passo che serve a portare la fotografia ad un livello superiore, per cui iniziamo.

Preciso subito che vedere è un processo mentale, e che non basta osservare tutti i dettagli attorno a voi per mostrare agli altri qualcosa di interessante.

L’interesse è la forza principale della fotografia, diciamo spesso che la differenza tra una buona foto e uno scatto qualsiasi è che la prima è un’immagine interessante, mentre il secondo appena visto lo si fa dimentica in poco tempo. Iniziamo allora da questo punto, come si fa a produrre immagini interessanti?

Immagini interessanti

Impariamo a vedere, prima di tutto, con i nostri occhi: cosa rende un’immagine interessante ai nostri occhi? Ovviamente tutta una serie di informazioni ed elementi che riteniamo interessanti sulla base dei nostri interessi e delle nostre passioni.

Vi è mai capitato di passare davanti ad un punto di particolare interesse turistico e di vedere centinaia (se non migliaia) di persone tutte impegnate a scattare la loro fotina da portare a casa una volta terminata la vacanza ? Beh, quella nella stragrande maggioranza dei casi non è nemmeno fotografia.

Fare la fila per fotografare la Gioconda al Louvre di Parigi potrebbe anche essere il vostro passatempo preferito, ma difficilmente risulterà in una foto bella e interessante.

Tutte le volte che vedete gli altri scattare una foto di tipo “turistico” prima di partire anche voi all’attacco fatevi qualche domanda:

1) Perchè fotografo questa scena, cosa rappresenta per me ?

2) Cosa mi interessa di questa scena ?

2) In che modo la mia foto sarà diversa dalle milionate di foto già scattate allo stesso soggetto ?

Se vi fate queste domande è probabile che vi passi del tutto la voglia di scattare, bene, iniziamo a ragionare!

Dovete prima di tutto seguire il vostro istinto, e la vostra visione per produrre belle foto. Non cercate di interessarvi a quello a cui si interessano gli altri, ma individuate i vostri interessi visuali e sforzatevi di renderli interessanti agli altri!

Guardatevi intorno attentamente, cosa coglie meglio la vostra attenzione? Cosa vi attrae, ma soprattutto, perchè?

Determinare un interesse visuale è importante, ed è la base per quanto segue, ma il passo immediatamente successivo è un’altro: stabilire cosa per voi rende quella scena interessante e in che modo mostrare agli altri in modo evidente questo interesse.

Una buona foto attrae lo sguardo e racconta una storia, è un momento da assaporare a lungo, e produce in chi guarda un piacere duraturo o, ancora meglio, un’emozione particolare.

Una buona foto, per farla breve, lascia il segno!

Se osservate una scena o un soggetto particolare, qualcosa che vi interessa e che vi stimola, cioè produce in voi un qualche cambiamento, seppur piccolo, avete davanti una potenziale foto di successo.

Comunicare con la fotografia

Una volta stabilito il vostro interesse per una scena, avete appena iniziato il percorso. A questo punto diventa importante trovare e capire il modo in cui trasformare la scena in una singola (o una serie) immagine e mantenere intatta la capacità dell’immagine di suscitare interesse.

In sostanza si tratta di comunicare qualcosa con quell’immagine, come minimo il concetto o l’idea che ha reso per voi interessante la scena originale.

Ma attenti, perchè non tutte le scene si prestano a questo tipo di trattamento.

Facciamo un esempio per chiarire il tutto: Un vostro amico vi precede camminando e all’improvviso, a causa di una buccia di banana, scivola per terra e cade con tanto di tonfo e risata generale,  voi  (ovviamente!) trovate la scena interessante, ma ormai vi siete persi il momento comico, ovvero lo scivolone. Supponiamo però che vogliate lo stesso trasmettere l’allegria del momento scattando una foto, ma come suscitare l’ilarità della caduta avendo come soggetto il vostro amico sdraiato sul pavimento con un’espressione tutt’altro che divertita?

Una foto di questo tipo non racconta molto e potrebbe essere forse interessante solo per chi conosce quella persona quanto voi e solo a seguito del vostro racconto dei fatti.

Abbiamo stabilito quindi che sarebbe ben difficile rendere l’idea originale e raccontare il momento con una foto di questo tipo, per cui proviamo per un attimo a cambiare approccio.

Se, ad esempio, raccoglieste da terra la buccia di banana responsabile della caduta e la metteste in mano al vostro amico, ancora seduto per terra, e provocaste in lui un sorriso (tanto più spontaneo, tanto meglio!) in qualche modo?

Sicuramente avreste la possibilità di scattare una foto ben più utile a raccontare la caduta di quanto non lo fosse la precedente, giusto?

Il cervello umano è in grado di dedurre logicamente alcune situazioni sulla base degli elementi visivi, che vengono raccolti e quindi elaborati. Documentare la realtà non sempre rende evidenti questi elementi e non aiuta la foto a raccontare la scena, qui entrate in gioco voi, che avete la possibilità di modificare il punto di vista da cui raccontare la scena e di favorire quindi una certa interpretazione.

Le foto in cui le interpretazioni possibili sono troppe spesso falliscono perchè non comunicano niente di preciso! Quindi è molto più importante produrre immagini “forti”, cioè capaci di comunicare qualcosa in modo evidente, che privilegiare l’ambiguita della descrizione, provare per credere.

Quello che la reflex non vi aiuta a fare

Una DSLR è solo uno strumento, e nello strumento è sempre implicito un modo d’uso inteso dal produttore dello strumento.

Questo modo d’impiego non è in realtà un vincolo, ma spesso può diventare un ostacolo alla libera espressione artistica, di cui la fotografia è un tipico esempio.

In questo senso, la reflex, o meglio, la tecnologia di una DSLR, può diventare il vostro peggior nemico!

Vorrei farvi subito una bella iniezione di minimalismo fotografico, per cominciare: Cosa vi serve davvero per fotografare?

Tipicamente giriamo tutti come minimo con questa serie di oggetti:

  • 1) Corpo macchina
  • 2) Una o più lenti fisse (spesso un 50mm e magari un wide 20mm o simile) veloci (F/2 o F/1.8)
  • 3) Una o più lenti zoom, per coprire quanti più range possibili, ad esempio un 17-55mm, un 27-80mm e un 70-200mm, tutti F/2.8 o minori (F/3.5 – F/5.6, ecc)
  • 4) Uno o più flash di tipo speedlight
  • 5) Uno o più filtri per lenti, tipicamente UVA, ND uniforme e/o ND graduato, infrarosso, più varie schede di memoria, batterie, accessori per la pulizia, che non si sa mai, ecc.
  • 6) Una borsa abbastanza capiente da contenere il tutto e, per quanto umanamente possibile, comoda da trasportare.

Ma riflettiamo un attimo, cosa ci serve davvero avere per fotografare?

  • 1) Corpo macchina
  • 2) Singola lente e una scheda di memoria capiente

Less is more! Ricordatevelo sempre.

Il vantaggio di un bagaglio così ridotto è sicuramente importante visto che il tutto si traduce in qualcosa di più semplice da trasportare, facile e soprattutto veloce da utilizzare!

Quanto tempo spendete mediamente a preparare la vostra attrezzatura per lo scatto? Magari modificando le impostazioni, l’esposizione, montando una lente diversa, un accessorio, cercando qualcosa nella borsa o sostituendo una scheda di memoria quasi piena con una fresca?

Tutte queste cose sono un’ostacolo tra voi e le buone foto che vorreste scattare!

Non abbiate paura di non poter affrontare tutte le situazioni fotografiche possibili e immaginabili, non è un requisito indispensabile, potreste trovarvi a perdere qualche scatto, d’accordo, ma almeno potreste concentrarvi davvero sugli scatti che sono alla vostra portata, e concentrarvi meglio sulla cosa più importante, la vostra visione.

Siete pronti? Perchè ora pensavo di rendervi le cose ancora più limitate, ad esempio sostituendo la vostra unica lente (avreste scelto una zoom 18-200 mm, vero?) con una a focale fissa.

Le lenti a focale fissa, infatti, posseggono un vantaggio implicito notevole che c’entra poco con la nitidezza delle immagini ma che significa moltissimo per la nitidezza della visione.

Se provate a scattare per qualche ora con una lente a focale fissa ve ne accorgerete ben presto: essendo la prospettiva fissa e l’inquadratura fissa è molto più facile vedere una foto prima ancora di aver accostato il mirino all’occhio, quindi, in pratica, i vostri occhi diventano direttamente la vostra macchina fotografica!

Alcune lenti rendono questo processo più semplice di altre, ad esempio personalmente ritengo la lente 35mm la più vicina al mio modo di vedere le cose, ma anche un 50mm serve bene allo stesso scopo e, con un po di allenamento potreste iniziare a “vedere” bene anche un 105mm oppure un ultrawide 18mm.

Se i vostri occhi e la vostra mente sapranno incorniciare l’immagine ancora prima dello scatto sarete molto più efficaci una volta presa in mano la macchina fotografica e potrete concentrarvi su quello che rimane, cioè il calcolo dell’esposizione e l’eventuale variazione di composizione derivante da un soggetto in movimento.

Tiriamo le somme

Ok, chiedo scusa per l’ennesimo articolo partito da un’idea semplice e quindi esteso all’infinito (ma spero non troppo oltre i limiti della vostra curiosità e pazienza ;) ).

Credete di essere pronti a mettervi alla prova chiudendo la reflex in un cassetto remoto di casa vostra per cimentarvi con qualcosa di relativamente semplice per portare la vostra fotografia a un livello superiore? Io spero vivamente di si, anche perchè personalmente sto sperimentando quello che vi scrivo in prima persona e con risultati che mi soddisfano, ad ogni modo a voi la scelta!

Vi basterà un po’ di volontà, la voglia di dare un calcio alla pigrizia e di sperimentare qualcosa di nuovo e diverso, una compattina o addirittura un cellulare con fotocamera decente (penso agli smartphone come l’iPhone o ai terminali Android recenti), ma soprattutto la voglia di “vedere” e “pensare” la vostra fotografia come forse non avete mai fatto prima d’ora.

Se volete parlarne, esporre i vostri pensieri sull’argomento o anche le vostre foto siete i benvenuti nei commenti, qui sotto!

Grazie e a presto!

S.

p.s.: nella foto il grandissimo genio della fotografia di Miroslav Tichy, un curioso individuo che si costruisce le sue macchine fotografiche usando scarti trovati nella spazzatura! Un curioso individuo, se volete approfondire fatelo qui

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