Leggende metropolitane: Instagram può vendere le mie foto e altre cazzate

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In questi giorni c’è un vero e proprio delirio di dicerie sul cambio di TOS (Terms Of Service, se non vi piacciono gli acronimi, termini e condizioni di servizio se non vi piace l’inglese) di Instagram. E volevo cogliere l’occasione per fare un po’ di chiarezza.

Grazie ad un po’ della solita ignoranza, un tocco di sharing selvaggio sui social e qualche report poco attento da parte dei media l’idea che si è diffusa è:

D’ora in poi Instagram può vendere le foto dei propri utenti senza riconoscere loro alcun compenso.

Questa, amici miei, è una profonda cazzata.

TOS, qualcuno li legge davvero? Forse almeno uno ogni tanto dovrebbe…

La parte incriminata della nuova TOS infatti si limita a dire che:

[…]To help us deliver interesting paid or sponsored content or promotions, you agree that a business or other entity may pay us to display your username, likeness, photos (along with any associated metadata), and/or actions you take, in connection with paid or sponsored content or promotions, without any compensation to you.[…]

Che tradotto suona più o meno così:

Per aiutarci a fornire contenuti sponsorizzati, a pagamento o promozioni interessanti, acconsenti che un’azienda o altra entità possa pagarci per mostrare il tuo nome utente, indice di gradimento, foto (assieme a tutti i metadati ad essa associati), e/o azioni che hai effettuato, in collegamento a contenuti pagati, sponsorizzati o promozioni, senza richiedere per questo alcun compenso.

Ora, ditemi voi dove cazzo sta scritto che possono vendere le mie foto.

Certo le potranno usare per della pubblicità, per guadagnarci qualcosa, insomma, come fanno tutti quanti, e in maniera del tutto simile a quello che gli amici di Facebook, nonché proprietari di Instagram, fanno da parecchio tempo.

La cosa estremamente ironica è che…

Quando Instagram era la cosa figa da avere a tutti i costi nessuno si è soffermato più di 5 secondi sulle condizioni d’uso

…e in particolare sulla frase che riconosce ad Instagram il diritto di:

“place such advertising and promotions on the Instagram Services or on, about, or in conjunction with your Content.”

ovvero:

inserire suddetta pubblicità e promozioni sui servizi forniti da Instagram o all’interno, a riguardo o in congiunzione al tuo contenuto.

Che significa che possono infilare qualsiasi tipo di pubblicità ovunque, sempre e comunque all’interno del servizio e quindi pure nelle nostre foto.

Ironia nell’ironia…

Ma ovvio, dopo che uno si è iscritto e della TOS se n’è beatamente fregato è facile muovere le acque e fare scalpore, perché basta una semplice modifichina alle condizioni e subito scatta il putiferio, ed è esattamente quello che è avvenuto negli ultimi giorni.

La parte davvero bella è che le nuove condizioni sono in realtà più limitate delle precedenti e pertanto proteggono meglio gli interessi nostri, degli utenti Instagram.

Quindi, a seguito del panico scatenato nella user base Instagram, non ti succede che i responsabili del cambio delle TOS facciano marcia indietro e che tutto torni esattamente (e dannatamente) come prima?

Questa cosa è più stupida di una pandemia.

Quindi lamentandoci, passando parola sui social e facendo tanto gli indignati non abbiamo fatto altro che tirarci la zappa sui piedi, noi meraviglioso popolo di internet e sostenitori del diritto internazionale.

La nuova TOS aveva il pregio di limitare quello che Instagram avrebbe potuto fare con i nostri contenuti, tornando a quella vecchia la libertà e totale e, in entrambi i casi noi non vedremo il becco di un quattrino.

Ma vendere le foto nostre, chi ne ha mai parlato?

Nessuno, o meglio, non c’era nella TOS vecchia e nemmeno in quella nuova subito abortita, quindi questa paura è scaturita unicamente dagli utenti e dai media (compresi i social) che hanno fatto da cassa da risonanza della vicenda fino a farci venire lo schifo.

Quello che suggerisco di fare a tutti voi è semplice: fate attenzione a quello che firmate, e quando pigiate I Agree cercate perlomeno di informarvi su quale enciclopedia avete appena acquistato!

Ricapitolando Instagram è un’azienda posseduta da Facebook, e Facebook in più di una occasione ha chiarito il concetto che vuole prendere possesso di tutti i nostri dati, avendo il diritto di farlo (glielo concediamo noi, del resto), per poi monetizzarli come più le aggrada.

Se non vi piace questo gioco non giocate, nessuno morirà mai perché non ha instagram, e di servizi analoghi sul cellulare ce ne sono (Flickr, Hipster, StreamZoo), come pure per Facebook (Google+, Linkedin).

Come sempre grazie a tutti quelli che leggono e doppio grazie a quelli che partecipano pure, ci tengo a dire anche che non sono un avvocato ne tantomeno  un esperto di diritto e che per le considerazioni in materia mi sono basato pesantemente su questi interessanti articoli pubblicati da TheVerge.com

Ciao a tutti, buona luce e Buon Natale!

S.

 

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  • Massimo Fierro

    Premesso che non uso instagram e non mi interessa utilizzarlo, c’e’ una certa differenza tra i vecchi TOS, che garantiscono SOLO ad Instagram di utilizzare i SOLO i contenuti (le foto) e di poterli associare a pubblicita’ sul PROPRIO sito, e quelli nuovi, che garantiscono a ad Instagram il diritto di far utillizare i contenuti ed ANCHE altre informazioni (foto di profilo, attivita’, etc.) in attivita promozionali di TERZI.

    Instagram sostiene di vendere un servizio, ma pretende di fornire il servizio con dei contenuti che non le appartengono (la proprieta’ rimane dell’autore).

    E’ anche vero che il punto che tu citi recita, in completo:
    “Some of the Instagram Services are supported by advertising revenue and may display advertisements and promotions, and you hereby agree that Instagram may place such advertising and promotions on the Instagram Services or on, about, or in conjunction with your Content. The manner, mode and extent of such advertising and promotions are subject to change without specific notice to you.”

    Ovvero accettando i TOS si accetta che Instagram possa cambiare le modalita’ di intervento pubblicitario senza preventiva notifica.

    Sinceramente trovo questo tipo di clausole odiose e ritengo che ogni cambiamento debba essere comunicato per tempo agli utenti, in modo che possano prendere le necessarie decisioni in modo informato.

    D’altra parte vale la tua osservazione che prima di accettare i termini di servizio di un qualsiasi sito e’ necessario leggerli e capirli. Quelli di Instragram, poi, non sono particolarmente lunghi o complicati (al contrario della EULA di Windows, per fare un esempio).

    • simmessa

      Ciao Massimo, scusa il ritardo nella risposta ma ho aspettato di poter leggere il tuo commento bene e senza interruzioni.

      Beh, è vero che Instagram vuol vendere advertising su contenuti non suoi, ma in questo senso non lo vedo così diverso da quello che fa, per esempio, Google quando inserisce ADV sui suoi risultati di ricerca (che fanno riferimento a contenuti che Google non possiede, ma solo indicizza) oppure su video di Youtube (anche qui i video non sono possesso di Youtube, però il servizio lo è!), insomma non la trovo una pratica diversa dallo standard, anche se ci sto ancora ragionando sopra a dire il vero :P.

      Sul timing sono 100% d’accordo con te, ci dev’essere trasparenza e soprattutto tempo per poter permettere agli utenti di pensarci per bene…

      Detto questo sarebbe fantastico che ci fosse uno sforzo per spiegare bene al mondo cosa contengono ste benedette TOS…

      Sarebbe bello esistesse un sito tipo: TOSexplained.com dove i non lawyers potrebbero trovare in formato comprensibile le condizioni dei vari siti e servizi, e magari anche FAQ e discussioni dei vari utenti ma forse sto solo sognando :)

      Grazie mille del tuo pensiero e Buon Natale!

      S.

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