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Fanculo alla regola dei terzi

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Ora, il prossimo che arriva a decantarmi la bontà magica o mistica di questa cazzo di regoletta giuro che lo prendo a sberle. La regola dei terzi è una bufala, punto.

Tristemente, il primo che dovrei prendere a sberle per averci creduto, anche se senza troppa convinzione, sono io.

Ma partiamo con la definizione di questa benedetta regola, che tanto ha limitato le immaginazioni di fotografi e artisti grandi e piccini.

Ricorro a wikipedia come ogni poveraccio che si rispetti per darvi questa sublime definizione:

Dividendo l’immagine in terzi e ponendo il soggetto in uno dei punti di intersezione delle linee immaginarie ottenute, si ritiene che l’immagine risulti più dinamica (rispetto ad una composizione che pone il soggetto al suo centro), ma armonica al tempo stesso. 

E invece la regola dei terzi è un precetto totalmente inutile, in sintesi: una pura e semplice cazzata.

So cosa vi state chiedendo: “Ma Simmessa tu chi sei per venire qui e dirci che abbiamo tutti torto?”

Quindi ora vi spiego perché.

Storia della regola dei terzi e fondamento teorico

Prima domanda che mi sono posto, ma chi diavolo l’ha inventata questa regola dei terzi ?

La prima menzione storica della regola appartiene a John Thomas Smith, che ne parla nel suo “Remarks on Rural Scenery“, e precisamente in un passaggio di cui riporto la mia libera traduzione:

Due distinte, identiche luci, giammai dovrebbero apparire nella stessa immagine: L’una dovrebbe esser la principale, e la restante subordinata, sia per dimensione sia per grado: Diseguali parti e gradazioni conducono l’attenzione facilmente da parte a parte, mentre parti di eguale aspetto la mantengono bizzarramente sospesa, come se incapace di determinare quale di codeste parti è da considerarsi in qualità di subordinata. “E per dare la maggior forza e solidità al tuo lavoro, talune parti dell’immagine avrebbero d’essere tanto leggere, quanto l’altre scure il più possibile : Questi due estremi son allora d’esser armonizzati e riconciliati l’un con l’altro”.

Analoga a codesta “Regola dei terzi”, (se mi si concede di chiamarla così) ho presunto di pensare che, in collegare o rompere le varie linee di un’immagine, sarebbe similmente buona norma impiegare, in generale, un simil schema di proporzioni; per esempio, in un disegno di paesaggio, il determinare il cielo a circa due terzi; o altrimenti a circa un terzo, così che gli oggetti materiali possano occupare gli altri due: Ancora, due terzi di un elemento, (come l’acqua) contro un terzo di altro elemento (come la terra); e poi entrambi assieme a comporre un terzo dell’immagine, di cui i restanti due terzi dovrebbero essere per il cielo e le prospettive aeree. Questa regola si potrebbe similmente applicare nel rompere la lunghezza di un muro, o qualsiasi altra continuità troppo grande di una linea che debba essere necessario interrompere a mezzo di incrocio o nascondendola con un qualsivoglia oggetto: in breve, nell’applicare questa invenzione, in generale, o in qualsiasi altro caso, che si tratti di luce, ombra, forma o colore, ho scoperto la proporzione di due terzi ad uno, o di uno a due, molto migliore e molto meglio armonizzata, della precisa metà formale, dei due quattro quinti più estesi, e, in breve, di ogni qualsiasi altra proporzione. Sarei io stesso onorato dall’opinione di qualsiasi gentiluomo su questo punto, ma fino a chè non sarò meglio informato, concluderò questa proporzione generale di due e uno come la più pittoresca forma in tutti i casi di rottura o qualifica di linee diritte e masse e gruppi, quanto la linea di Hogarth è considerata come la più bella (o, in altre parole, pittoresca) forma di curva.

Ora, neppure il caro John Thomas Smith, incisore e antiquario dei miei stivali, era tanto sicuro di questa regola, e chiedeva addirittura il raffronto di altri galantuomini che lo sconfessassero… incredibile pensare che in 200 anni non si siano fatti molti progressi a riguardo!

La verità è che assieme a John molti altri, in mancanza di meglio, si sono concentrati su questo precetto prendendolo a guida di un certo modo di fare e vedere la composizione.

Perchè la regola dei terzi non funziona

Il caro John non si è dato certamente molta pena di provare la verità della regola che si è inventato, salvo dire che se nessuno avesse saputo trovar di meglio si sarebbe dovuto adeguare, il che a casa mia è davvero uno strano modo di teorizzare.

Ad ogni modo nel 1797 era troppo presto perchè qualcuno gli spiegasse quella che dopo qualche anno sarebbe stata definita la “regola aurea”, il mitologico golden ratio.

Mi chiedo che sarebbe successo se qualcuno avesso potuto dire a John quali erano le proporzioni ideali secondo questa seconda versione ma in fondo non importa, perchè ad una superstizione semplice ne avrebbero sostituita una seconda, solo leggermente più complessa!

Fatemi sciacquare un attimo la bocca da questo linguaggio aulico e mettetevi bene in testa quello che sto per dirvi, perchè queste regolette non funzionano.

L’unica cosa che potete ricercare applicando queste regole alle vostre foto sono infatti delle pesanti limitazioni artistiche, cioè catene alla vostra libera espressione!

La fotografia, per chi ancora non se ne fosse convinto, è una forma d’arte, e come tutte le forme d’arte poco si adatta alle regole, soprattutto a queste regolette da due soldi.

Ogni immagine, ogni composizione, dalla più semplice alla più complessa, deve essere valutata a se e senza pregiudizi di sorta.

Ci sono infatti immagini che si adattano benissimo ad una divisione dello spazio simmetrica, in due parti uguali, oppure scene in cui la centralità del soggetto è fondamentale alla buona riuscita della foto, ed è impensabile pensare di poterlo stabilire a priori con la regola dei terzi, guardatevi ad esempio questa galleria di flickr: Breaking the rule of thirds by ozlady.

Fatevi allora una domanda nuova: quante immagini stupende funzionano proprio perchè non seguono la regola dei terzi ?

Una marea! L’unica cosa che potete stare sicuri di raggiungere applicando pedissequamente le “regole” sono dei monotoni clichè fotografici, se vi va…

Non si tratta nemmeno di imparare le regole base per poi poterle rompere a piacimento, semplicemente alcune regole (come questa) andrebbero semplicemente dimenticate una volta per tutte.

A costo di diventare ripetitivo: applicare la regola dei terzi non vi garantisce un fico secco in più per la vostra fotografia, monotonia a parte.

Oltre le regolette

Se volete lavorare sulla vostra composizione fotografica vi consiglio semmai di considerare gli elementi base del linguaggio delle immagini, ovvero il punto e la riga.

Ogni buona immagine si presta ad una lettura precisa, guida cioè colui che la vede in un modo speciale. Lo sguardo segue un percorso che non è predeterminato, ma semplicemente il più naturale possibile per l’occhio di chi vede, il risultato è un’immagine chiara, che non confonde la vista (a meno che non sia un effetto voluto) ma che ci restituisce un preciso percorso visivo, di cui il punto, le linee e le forme elementari (triangolo, cerchio, quadrato, ecc) sono la base.

Fotografare bene è come scrivere un racconto, gli occhi seguono un’introduzione, uno svolgimento, un climax e una conclusione che vanno pensate e offerte con chiarezza. Ovviamente potrete sempre decidere di muovervi in direzione opposta e offrire immagini che possono essere interpretate seguendo percorsi diversi, l’importante è che la vostra sia una scelta consapevole, non il rispetto di una qualsiasi regola, PERCHE’ QUESTA E’ ARTE!

A volte me ne dimentico, tutto preso come sono dallo scatto, ma la fotografia è pur sempre un’arte visuale, e l’obbiettivo dell’arte è quello di suscitare in chi ne fa esperienza emozioni e sensazioni.

Se poi volete limitarvi, fate pure!

p.s.: Un ringraziamento sentito va al testo che sto leggendo in questi giorni, The Art of Photography – An Approach to Personal Expression, di Bruce Barnbaum, cui devo interamente l’ispirazione per questo articolo, se volete migliorare la vostra fotografia ve lo consiglio più che caldamente. Un ulteriore, accoratissimo ringraziamento a Roger_alcantara su flickr, cui devo la fantastica foto di apertura, altro che regola dei terzi!